Arcus

13 settembre 2007

Un romanzo sulla vita di A. Stradivari e di suoi sei strumenti


"Stradivari Storia di un genio, cinque violini e un violoncello"
di Toby Faber
Rizzoli Editore



Ancora oggi gli strumenti ad arco di Antonio Stradivari sono considerati i migliori al mondo per la bellezza, la forza e la pienezza del suono: dei seicento sopravvissuti fino ai nostri giorni, alcuni sono adorati dai più grandi musicisti, altri quando vengono venduti all'asta realizzano incassi record.
Toby Faber, in questo libro che si può definire un vero romanzo della musica, ci coinvolge raccontando la storia della vita di Antonio Stradivari e le vicissitudini di suoi cinque violini e un violoncello: il Khevenhuller, il Viotti-Marie Hall, il Paganini, il Messiah, il Lipinski, il Davidov.
Nel romanzo, la storia di questi inestimabili strumenti si intreccia con la vita dei grandi musicisti, dei liutai, dei commercianti, dei nobili che li possedettero, li suonarono, li imitarono.
Questi racconti, molti dei quali sono diventati leggenda, fanno da cornice all'eterno enigma sulla inimitabilità degli strumenti di A. Stradivari, per porre nuovamente al lettore le stesse domande: c'è la possibilità che un giorno vengano superati? E soprattutto, cosa li ha resi così speciali?
Sin dai tempi di Jean-Baptiste Vuillaume, liutaio parigino noto per l'invenzione dell'ottobasso, gli strumenti ad arco e l'arte della liuteria vengono studiati con l'ausilio di metodi scientifici.
Il “Cremonese”, in particolare, recentemente è stato sottoposto a test di ogni genere ma solo per metterci di fronte all'ennesimo fallimento della scienza.
Si è parlato di una “piccola era glaciale” che si verificò in Europa fra il 1645 e il 1715 e che ebbe effetti sulla densità del legno. Si è discusso sull'uso di una polvere speciale ( studiata tramite una tecnologia che utilizza i raggi X) , posta fra il legno e la vernice, che è stata identificata come “terra pozzolana”, un tipo di terra vulcanica.
Si racconta che Stradivari utilizzasse ceppi di legno scartati dalla marina veneziana e quindi impregnati dell'acqua salmastra, e di tante altre affascinanti ipotesi riportate da Faber.
In realtà nessuna di queste è stata convalidata dalla scienza.
Forse l'unica cosa certa è che nessuno strumento moderno ha avuto la possibilità di “maturare” un tempo abbastanza lungo da poter competere con uno Stradivari?
O forse, come disse Paganini, “Stradivari usava solo il legno degli alberi su cui cantavano gli usignoli”...

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