Arcus

23 giugno 2008

L'Orchestra Cherubini diretta da Riccardo Muti fra Sostakovic e Sollima

Sante, streghe, messe ortodosse e Sant'Uffizio.
Ma soprattutto donne.
Di questo parla la cantata 'Passiuni' scritta dal violoncellista e compositore palermitano Giovanni Sòllima, con Chiara Muti come voce recitante, al Festival di Ravenna che l'ha commissionata.
Ieri sera presso il Palazzo Mauro De Andrè a Ravenna in prima mondiale, i giovani musicisti dell'Orchestra Cherubini diretta da Riccardo Muti si sono misurati con il Novecento e la contemporaneità.
Da una parte, sul filo tematico che lega la musica alla pittura, i versi di Michelangelo nella sofferta intonazione elaborata da Sostakovic appena un anno prima della morte; dall'altra, la sacralità che scaturisce dal suono "fossile" di lingue antiche, come l'albanese di Sicilia, frammenti di un arcaico mistero che si fa musica, cui Sollima sa dare nuovo senso.
''Non è una cantata in senso stretto -spiega Sòllima a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos- ma l'ho chiamata così perché nel rapporto che c'è tra voce e tessuto orchestrale, richiama lo stile
delle cantate di Bach''.
Il musicista palermitano è noto per l'eclettismo che contraddistingue le sue composizioni.
E anche 'Passiuni' non fa eccezione: ''Ho utilizzato tutte le possibili tecniche di composizione, con la scrittura tonale che dà trasparenza e chiarezza alla musica, ma che viene velata dalle continue incursioni nell'atonalità ottenendo un effetto di 'disturbo', come una contrazione muscolare, della chiarezza tonale''.
Una scrittura che si avvale anche di un nuovo strumento utilizzato dallo stesso Sollima, il D-Touch, una sorta di sequencer che consente di comporre in tempo reale, registrando ed elaborando qualsiasi fonte sonora.
Il testo, curato dallo stesso Sòllima, contiene frammenti in siciliano antico e nella lingua neogreca tuttora parlata a Piana degli Albanesi, piccolo comune in provincia di Palermo.
Il compositore vive in un luogo fortemente simbolico del capoluogo siciliano, Piazza Marina, dove è stato ucciso Joe Petrosino nel 1909, e dove si trova Palazzo Steri, capolavoro dell'architettura catalana del '400 oggi sede del Rettorato dell'Università, ma tristemente noto per avere
ospitato il tribunale e il carcere della Santa Inquisizione.
''Alcuni testi dei sei movimenti della cantata -racconta ancora Sòllima - sono tratti proprio dai graffiti che i condannati a morte del Sant'Uffizio facevano sui muri delle celle. Sono testi bellissimi, di grande dolore e di altrettanto grande religiosità''.
"Io mi sento soprattutto un violoncellista e voglio continuare a suonare il mio strumento. Quest'anno torno a interpretare i concerti di Haydn e -annuncia- inciderò le sei suites per violoncello solo di Bach''.
E la composizione?
''Per me -conclude Sòllima- è mettere insieme materiali incompatibili tra loro''.

1 commento:

pcsolotto ha detto...

wala pulos imo blog.