Arcus

2 luglio 2008

Gli ultimi studi sul segreto di Stradivari

Stradivari del 1687 esposto al Palazzo Reale di Madrid (clicca sull'immagine per ingrandirla)

Il quesito che gli specialisti del settore si pongono da anni è sempre lo stesso: qual è il mistero che avvolge le irripetibili tonalità, intensità e grazia degli strumenti firmati Stradivari?
Sul quotidiano "La Repubblica" di oggi è apparso un articolo che riguarda un nuovo ultimo studio.
L'edizione online della rivista Plos One rivela che la chiave risiede tutta nell'omogeneità della densità specifica del legno usato, che regala a violini, violoncelli ed altre creazioni del celebre liutaio cremonese, qualità che nessuna delle "imitazioni" moderne, tentate a più riprese, riesce neppure ad avvicinare.
Questi ultimi studi, nati dalla collaborazione fra il centro danese della LUMC e il liutaio americano Terry Borman, con l'uso di strumenti molto sofisticati, ha confermato l'importanza fondamentale del materiale ligneo.
Il dottor Berend Stoel ha messo a punto un programma al computer per rilevare la densità del legno in modo non invasivo, basandosi sulla collaborazione e l'esperienza di uno pneumologo, il dottor Jan Stolk.
Stoel e colleghi hanno poi sottoposto a "tac" cinque violini Stradivari e sette violini contemporanei al Mount Sinai Hospital di New York, esaminandone le particolarità.
I risultati confermano come sia l'omogeneità nella densità del legno a rendere gli Stradivari così superiori rispetto ai violini moderni.
Al mondo di strumenti creati da Stradivari ne rimangono circa 600.
Già da tempo gli studiosi sottolineavano l'importanza del legno: acero e abete dell'area cremonese, dalle caratteristiche molto particolari.
Qualcuno sostiene invece che a fare la differenza sia la resina con cui gli strumenti sono stati ricoperti da Stradivari.

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