Arcus

4 maggio 2010

"Lavori" di Giovanni Sollima


"Works"

Giovanni Sollima

Sony-BMG






L'album "Works" non è la produzione più recente del compositore e violoncellista palermitano Giovanni Sollima, la sua pubblicazione risale al 2005, è antecedente a "We were trees" e "Astrolabioanima" ma ho piacere di ricordarlo poichè è stato il lavoro che mi ha avvicinato maggiormente a questo artista dalla personalità musicale poliedrica.
A parte la discografia personale, Giovanni Sollima ha composto musica per ensemble da camera, per rappresentazioni teatrali, per balletti, per orchestre, solisti e cori.
La sua prima composizione di un certo rilievo risale al 1993, quando assieme ad altri compositori scrisse "Requiem per le vittime della mafia", eseguita nella Cattedrale di Palermo nell'anniversario della strage di Capaci.
Il genere compositivo di "Works" è il risultato di "contaminazioni" che raccolgono forme e spunti dal classico, dal pop, dall'elettronica, dalle sonorità celtiche, mentre alcuni critici musicali l'hanno definito, un po' riduttivamente, postminimalista.
Contaminazione è sicuramente uno dei termini più adottati - un po' inflazionati - negli ultimi decenni per definire sperimentazioni che riguardano in special modo la musica jazz, rock e pop, piuttosto che la musica classica, come appunto nel caso di Sollima; contaminazione è oltretutto un termine non sempre usato a proposito: a volte il semplice inserimento di pochi accordi esotici viene definito "originale", anche quando alle spalle si apre un vuoto di pensiero; è come una moda che sta contagiando pure gli interpreti di "formazione classica", anche se probabilmente la commistione rappresenterà quasi un'esigenza, un punto d'approdo naturale della produzione musicale del nuovo millennio.
Non è certo il caso di "Works", nè dell'intera produzione di Sollima, in cui si avverte come le indiscusse abilità tecniche e compositive confluiscano nelle passioni musicali del compositore: sonorità baroccheggianti e soprattutto bachiane si mescolano con influssi orientaleggianti, mediterranei, con l'elettronica, intrecciandosi con la notevole energia evocativa della musica, con la forza di far vibrare le corde dell'intimo - qualità non da poco - assieme alle corde di un violoncello che si percepisce a livello strettamente fisico, quasi come estensione del corpo dell'esecutore.
Il CD è composto da 12 tracce di circa 4/5 minuti ciascuna, che appartengono a progetti diversi del compositore.
Si va dalla notissima suite Terra-Aria, Terra-Acqua,Terra-Danza e Terra-Fuoco, cliccatissima anche sul canale di YouTube, al classico quartetto per archi "Zobeide", tratta da "Viaggio in Italia" commissionata da Gianmaria Buccellati per una rappresentazione teatrale tenutasi nel 2000 alla Carnegie Hall di New York.
Interessanti dal punto di vista culturale "Byron - The Profecy of Dante" in cui la recitazione di un bel testo letto da Roberto Sardina si mescola al violoncello fino al sopraggiungere di un ensemble di archi, flauti e pianoforte, e "Hell I" e "Hell II - Conte Ugolino" dove, a mio gusto, prevalgono eccessivamente ritmi rockeggianti.
Gentile e dolce il brano "La spera ottava" che si dipana lungo dieci minuti ed oltre, con l'accompagnamento del bel flauto del fratello Luigi e, a tratti, con la voce di sottofondo della figlia Marta.
"Trio" d'archi, bello quasi quanto l'eseguitissimo in tutto il mondo "Violoncelles Vibrez!" - non contenuto in questo album -, ma effettivamente meno conosciuto al pubblico, conclude "Works" assieme a "Notte".

"Trio"

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