Arcus

27 maggio 2012

Il mestiere e i misteri del suonare il violino



"Che lavoro fai? IL VIOLINISTA
Sì, ma di lavoro...?"



di Antonio Bonacchi


Edizioni Curci











Sin dalla prima occhiata all'indice del libro "Il Violinista" ho intuito che si trattava di un'eccezione nel campo dell'editoria specializzata.
Esistono in commercio molti libri del settore, alcuni anche molto raffinati nell'aspetto, che trattano specificamente di liuteria, delle tecniche violinistiche, di biografie, ma niente di paragonabile, in termini di ampiezza degli argomenti presi in esame, all'opera di Antonio Bonacchi.
Ho incontrato l'autore, toscano da Pistoia, innanzitutto musicista di un'esperienza ventennale intrecciatasi presto con l'interesse per la liuteria, conosciuto ai più principalmente per il noto negozio online www.musicherie.com, o forse per il funzionale fermapuntale per violoncello "Iojo".
Bonacchi negli ultimi tempi si è cimentato anche nei panni dello scrittore per trasmetterci, in un libro solo, segreti e misteri di tutto ciò che ruota attorno al mondo di un violinista: dalla storia dello strumento e dei suoi accessori alla manutenzione, dall'abbigliamento ai consigli per affrontare concorsi e concerti, dai malanni del violinista ai compensi e all'indennità di disoccupazione, e moltissimo altro concentrato in più di 200 pagine raccontate con un linguaggio ironico e pieno di entusiasmo, il "bonacchese", come da lui stesso coniato.
Tanti piccoli consigli raccontati da chi ha già vissuto l'esperienza di questo mestiere in prima persona, un'infinità di accorgimenti che raramente vengono trasmessi da maestro ad allievo, e forse neanche in Conservatorio per mancanza di tempo, ma che sono fondamentali per affrontare con serenità e competenza l'arte del suonare.
Insomma, quella sorta di manuale che un po' a tutti mancava, indispensabile per musicisti di strumenti ad arco di tutti i livelli, dal neofita al professionista, ma fruibile anche da un pubblico di amatori.
360 fotografie particolareggiate, ed un finale ludico con barzellette sui musicisti in generale, completano quest'originale compendio edito dalla Casa Editrice Curci.

Raccontaci della tua attività di musicista, in passato hai suonato in orchestra o da solista?
Si potrebbe dire, enfatizzando un po', che ho fatto una carriera da solista e da primo violino di fila.
Ho vissuto esperienze musicali di vario genere: lirica di piazza, concerti con orchestra, concerti come solista per musiche di Vivaldi, Corelli, Bach.
Le repliche del concerto K 216 di Mozart dopo la prima del M° Cristiano Rossi hanno rappresentato un po' la mia punta di diamante.
Ha visto la luce anche un "glorioso" LP con relativa tournée accompagnata da un cantante di fama; ho suonato per registrazioni come turnista, ho fatto la spalla d'orchestra... direi che la mia non si possa definire una vera e propria "carriera" da violinista, però ho sempre cercato di fare del mio meglio, e possibilmente anche divertendomi!

Quando è nata la tua passione per lo "istromento" indiavolato?
Paganini... dopo aver visto uno sceneggiato sulla vita di Paganini, "bonacchiamente" io volli il violino.
Sembrava quasi una ragazzata, ma mi impuntai fino ad ottenere il diploma e tutto il resto, compreso il "famoso" libro.

Oggi ti manca il suonare assieme agli altri?
Suonare con i musicisti sì, suonare accanto a qualcuno da cui impari e a volte insegni, fare musica insieme, sì, questo mi manca.
Non sento invece nostalgia per il pressapochismo di certi direttori, per le prove risicate al freddo, per le paghe misere della "libera professione".
Gli amici musicisti, quelli veri, di quando in quando continuo ad incontrarli.
Mi manca la magia del teatro, quando vado ai concerti e vedo entrare il Direttore, d'istinto mi alzerei in piedi, ma sono in platea...

In qualche occasione suoni ancora o il tuo violino è realmente appeso alla libreria del soggiorno come accenni nel libro?
Per ora è spesso appeso alla libreria, però quello elettrico è sempre accordato! Faccio qualche scala e duetti con mio figlio che sta studiando la chitarra.
A volte mi succede di azzardare brani di repertorio andando a memoria, oramai talmente consolidati da sembrare quasi ancora passabili, ma pratico poco l'esercizio quotidiano e questo, ahimè, fa di me un violinista quasi "dismesso".
Ma sono ancora vivo e non proprio decrepito, hai visto mai! Uso qualche volta il violino muto per non disturbare i vicini, è con questo che faccio il virtuoso....

Violino di fabbrica o d'autore?
D'autore, italiano! Anche se, a dire il vero, il "mio" è un "Lupot", una copia di fabbrica francese dell'ottocento, armonioso nelle forme e con un timbro ed una sonorità di tutto rispetto.
Ma ho anche un Maraviglia, "Eurimaco", da cui non posso separarmi.

Procedendo nella lettura del libro traspare il grande interesse per il mondo della liuteria: c'è stata qualche figura per te importante che ti ha introdotto a quest'arte?
La mia non si può definire una vera passione, un appassionato vuol conoscere avidamente tutto quel che c'è da sapere, cerca, studia, approfondisce; io sono affascinato dal mondo della liuteria, mi intriga, mi piacciono i profumi, l'atmosfera, l'idea di creare qualcosa di unico.
Il liutaio Guido Maraviglia e l'appassionato Mauro Scartabelli, entrambi pistoiesi che ora riposano a tempo indeterminato, mi hanno fatto avvicinare a questo mondo per me quasi magico.
Poi ci sono stati, e continuano ad esserci, Gabriele, Pietro, Claudio.
Ci tengo a precisare che non mi definisco liutaio anche se qualche truciolo l'ho prodotto, né archettaio per aver cambiato qualche crine o impiastricciato con colla bicomponente e la gommalacca, però in quel che ho fatto ho sempre messo moltissima attenzione.
E poi ho imparato a "rubare" il mestiere con gli occhi da liutai e archettai veri, come accade per ogni lavoro artigianale.

Come sei arrivato all'idea di scrivere un libro in cui è raccolta tutta la tua esperienza?
Quando suonavo in orchestra mi ritrovavo spesso a spiegare ai colleghi buona parte di quelle informazioni che ora ho inserito nel testo.
Già parecchi anni fa mi resi conto che nell'editoria specializzata non esisteva nessuna pubblicazione che contenesse certe conoscenze e trucchetti del mestiere, e da qui è nata l'idea di raccoglierli tutti per farne un libretto.
Ogni anno, puntualmente tra giugno e settembre, mi venivano le "paturnie del libro" e davo qualche colpo di penna.
Nel 2005 mi invaghii del LaTeX, un programma di impaginazione usato spesso da matematici e cervelloni, e così iniziai a trasferire il testo in TeX, un po' per darmi un tono, un po' per alleggerire il lavoro.
Nel frattempo ho vissuto l'esperienza di grafico in una casa editrice: venendo a contatto con i macchinari di prestampa e stampa sono rimasto affascinato dal processo di trasferimento dell'inchiostro dalla lastra al rullo di caucciù, e poi sulla carta.
A suon di esperimenti ed esperienze sapevo quasi tutto di un libro, ne ho montati, stampati, rilegati diversi, ma il mio era ancora lì da finire.
In un breve stacco di lucidità sono giunto finalmente alla decisione di impaginare tutto il mio lavoro da scrittore e quindi, ad inizio 2011, mi sono messo a testa bassa a riordinare gli appunti e a cercare le immagini giuste per completare l'opera.

In quali altri interessi e progetti hai intenzione di cimentarti nel prossimo futuro?
Se intendi quello che io chiamo giocare a "siamo tutti... qualcosa", a dire il vero non lo so ancora.
A breve-medio termine però vorrei costruire un violino, finire "Il Paese di Pioggerellina", una novella per bambini che sto scrivendo con mio figlio, e realizzare un paio di accessori per il violino che ho in mente da tempo.

Allora tanti auguri Antonio, restiamo in attesa della tua prossima pubblicazione...

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