Arcus

29 dicembre 2014

Il senso della musica per il violinista Giuseppe Crosta



Sono aperte le iscrizioni al Corso di Perfezionamento di Violino alla Scuola di Musica Scatola Sonora di Roma, Anno Accademico 2014-15: il M° Giuseppe Crosta guiderà gli allievi all'approfondimento delle tecniche, dei repertori concertistici del XX secolo e al miglioramento degli equilibri posturali con la consueta passione che caratterizza le sue lezioni.
Ho incontrato il violinista per fare il punto sullo stato di salute della musica in Italia ed individuare i possibili cambiamenti da attuare per sciogliere i nodi della crisi culturale e occupazionale, nell'ipotesi di una soluzione che apporti nuova linfa agli ambienti musicali tradizionali italiani.

Cos'è la musica Beppe?
La musica è un sogno che viene alimentato da secoli, in cui il musicista ha il privilegio di entrare sia attraverso l'esperienza storica che quella individuale.
L’illusione del musicista è quella di ritenere che dal sogno sia possibile rendersi autonomi grazie al “risveglio” nel vissuto reale quando, invece, nel sogno tutto era profondamente vero ma in varia misura trasfigurato, come nell'esistenza. Come l’uomo di teatro, il musicista vive su due fronti ed è un bugiardo inguaribile, trascinato da una forza invisibile che lo mantiene in un dormiveglia storico e individuale: quello storico lo fa sentire redento, quello individuale dannato.
Il suo ruolo sociale è da sempre in discussione ed egli si è evoluto come specie affinando la strategia di “anima bella” che vorrebbe portare bellezza e armonia ad una umanità sempre più sorda.

A tal proposito, cosa ne pensi dei giovani di oggi in rapporto alla musica così detta colta?
Sarebbe assai curioso che la musica colta soddisfacesse le aspettative e gli interrogativi di persone ormai dipendenti dalla tecnologia, lontane dalle tensioni romantiche come dalle certezze illuministe o dalle paure barocche.
Questo vuoto epocale, forse il primo nella storia, coinvolgente ormai la quarta generazione, non può non condizionare qualsiasi interrogativo sulla musica, che lo si elabori da concertista o da docente.
Nel nostro Paese infatti una crisi ormai endemica interessa le sale, i teatri e i Conservatori.
E’ una crisi di assenza di relazione, è un disastro occupazionale, è un’emarginazione del lavoro del musicista. Fortunatamente i corsi di musica sono attivi in ogni città grande o piccola, il mercato degli strumenti non appare in sofferenza come avviene in altri settori e sopravvive, per ora, una editoria musicale.
Come si spiega? Dal mio piccolo angolo visuale, io osservo un interessante livello di scontro tra la musica intesa come cultura e la musica vissuta come pratica artistica.
Lo stato di salute del “bisogno di fare musica” sembra di gran lunga migliore di quello del desiderio di esserne spettatore, eppure agli occhi del giovane musicista si apre uno scenario che presenta poche alternative.
L'Italia si posiziona tra le aree più arretrate riguardo al sapere musicale e costringerà, sempre di più, nuove generazioni di musicisti ad emigrare.
Uno dei problemi è quello della preparazione al concertismo, tema sul quale l’attuale organizzazione didattica italiana mostra il suo tragico epilogo: quarantamila iscritti nei Conservatori italiani dovranno pur fare qualcosa nella vita con la musica, una volta beatificati i pochi fortunati talenti.
Non si capisce come un lavoro complesso, come altri di pari complessità, possa essere definito solo nei termini di una chiamata divina e chi non è stato unto possa sperare solo in qualche atroce prestazione, alimentando il decadimento del già decadente concertismo vestito di nero.

Un eventuale cambiamento potrebbe partire proprio dai Conservatori?
Credo di sì, visto il fallimento della Riforma dei Conservatori, varrebbe la pena impegnarsi in una rivoluzione degli stessi: oramai è assurdo pensare ad un Conservatorio che sopravvive grazie alla lezioncina di musica con lo sguardo fisso rivolto solo agli studi di Clementi e Kreutzer.
Da un cambiamento ne trarrebbe vantaggio l’intero ambito degli interessi legati al sapere, al lavoro, all’economia e al prestigio internazionale. Dovremmo prenderci i Conservatori e trasformarli in centri di produzione delle culture musicali. Un settore andrebbe destinato a promuovere l’incontro tra musica colta e studenti in uno scambio non verticale ma dialettico.
Lo studente del Conservatorio dapprima dovrebbe ottenere il diritto al sapere, ad ottenere livelli di preparazione adeguati al suo nuovo status di intellettuale. Poi dovrebbe essere accompagnato nel diffondere aspetti del proprio sapere promuovendo dibattiti e attività sul rapporto che oggi lega la musica alla vita, deve poter conoscere molti generi attraverso una elaborazione teorica e pratica, saper coinvolgere in un confronto i vari stili.
I Conservatori reclamano da anni maggiore autonomia didattica e finanziaria ma in passato, quando ne hanno ottenuta una parte, non sempre ne hanno fatto buon uso.
Ancora oggi si spendono risorse in masterclasses che non servono a nessuno se non al “prestigio” dell’istituto ospite e in qualche caso a scambi di invito tra ospitanti ed ospitati per poter vantare un CV interessante. Credo che le cifre del disagio culturale e occupazionale del Paese ci esortino a procedere verso una produzione culturale vera, nella quale i fondi di istituto siano destinati alla fondazione di orchestre giovanili locali, attive nel territorio, proiettate in una sinergia con le istituzioni a finanziare politiche occupazionali per i musicisti. Penso che i Conservatori dovrebbero promuovere una propria radio, un proprio sito, aprire la cittadinanza a concerti, dibattiti, lezioni, conferenze sullo stato della musica e sulla musica di stato.

Parliamo di te e del primo approccio al violino...
Cantavo sempre e avevo l’orecchio assoluto ma ero un vero enfant tèrrible: in casa hanno fatto presto a capire che attaccato ad un vinile e a un giradischi avrei combinato meno guai.
Comunque la Danza delle ore e Bolero sono stati per ore i miei baby sitter.
A sei anni ho iniziato lo studio del violino con Franz Terraneo. A otto, stanco della ferrea disciplina imposta da quell’indimenticabile maestro, ho gettato il violino sul pavimento e ci sono saltato sopra. Prima che potessi scappare nella vicina Svizzera, me ne regalarono un altro. Diciamo che mi sono consegnato al destino di musicista accompagnato dal senso di colpa.

...e dei tuoi attuali impegni e progetti
Mi sento fortunato in quanto posso dedicare la maggior parte delle mie energie all’insegnamento in Conservatorio, dando spazio alla ricerca e allo studio, alla creatività pedagogica e addirittura ad una conoscenza più approfondita delle generazioni e dei singoli miei studenti.
Attualmente sono impegnato in studi su Max Reger, Adriano Guarnieri, contemporanei italiani, francesi e russi ma ho spesso la sensazione di faticare molto su autori che amo solo io.
Suono con il pianista Giancarlo Simonacci, con il chitarrista Domenico Ascione e con i colleghi del quintetto del Conservatorio di Santa Cecilia.
Nel Conservatorio mi impegno con grande soddisfazione nel festival di musica elettroacustica Emufest e mi diverto a guardare l'espressione delle facce dei pochi allievi presenti, preoccupate di aver scelto come docente una persona complessa e particolare.

Biografia: Cresciuto alla scuola comasca di Franz e Maria Terraneo, Manuela Molteni e Emilio Poggioni, si è diplomato in violino e in pianoforte, per poi approdare al perfezionamento con Corrado Romano presso il Conservatorio di Ginevra. Ha subito intrapreso una intensa carriera di concertista che lo ha visto tra i violinisti italiani più attivi negli anni Ottanta. Tra il 1985 e il 1997 è stato primo violino, del Gruppo Musica Insieme di Cremona, uno degli ensemble più prestigiosi nel campo della musica contemporanea.
Con tale formazione ha svolto attività concertistica, discografica e radiofonica in tutta Europa entrando in contatto con i principali compositori della scena contemporanea. Dopo aver fatto parte dei principali gruppi milanesi di musica antica, ha fondato e diretto l'orchestra da camera di Como e fondato il trio La Gaia Scienza, protagonista di un esaltante debutto discografico. Attualmente è impegnato nel repertorio per violino e pianoforte con Patrizia Gigante e Giancarlo Simonacci, con il quintetto del Conservatorio di Santa Cecilia e con Emufest, l'importante rassegna annuale del conservatorio di Santa Cecilia dedicata alla musica del nostro tempo. Ha inciso per Stradivarius la prima registrazione della Sonata per violino solo di B.A. Zimmermann, una importante monografia su Donatoni, il quintetto "Metaphoras" di De Pablo, un concerto live con musiche di Fabio Vacchi e John Dowland per EMI-RAI, una raccolta di brani Corelliani con il Giardino Armonico per Teldec, le due versioni del PianoTrio Op.8 di Brahms per Nuova Era. E poi registrazioni audio e video presso RAI, ORTF, emittenti televisive in Svizzera, Austria e Stati Uniti. Insegna con profonda passione il violino al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma.

www.scatolasonora.it

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